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Rappresentazione visiva dell'articolo: Effetto settembre: indicatore scientifico o anomalia statistica?

Autore: Banca Widiba

Data di pubblicazione: 09 settembre 2026

Effetto settembre: indicatore scientifico o anomalia statistica?

Settembre è un mese di ripresa: ripresa delle lezioni scolastiche, delle attività lavorative e sportive… e dei mercati? Esiste un fenomeno che sembra un controsenso, il cosiddetto “effetto settembre”, secondo cui settembre ha mostrato rendimenti più deboli rispetto agli altri mesi nell'ultimo secolo. Si tratta di una dinamica ricorrente e fondata su spiegazioni scientifiche o di una coincidenza? E qual è il legame con la finanza comportamentale?


Effetto settembre nella storia

Secondo i dati riportati da Investopedia, dal 1928 al 2023, l'indice S&P 500 ha effettivamente registrato in media un calo durante il mese di settembre. Molti probabilmente assocerebbero le peggiori performance a ottobre, in memoria di grandi crolli come il giovedì nero del 1929, ma in realtà è stato il mese di settembre a registrare la performance media peggiore.


Si tratta, tuttavia, di una media osservata su quasi un secolo: questo significa che settembre non è il mese peggiore ogni anno, al contrario in alcuni è stato tra i mesi con le migliori prestazioni.


Il periodo di tempo preso in considerazione, in effetti, ha un impatto decisivo: ad esempio, se un individuo avesse scommesso contro il mese di settembre negli ultimi 100 anni, avrebbe avuto dalla sua parte la statistica. Al contrario, se avesse fatto la scommessa a partire dal 2014, l’avrebbe persa.


Indicatore scientifico o anomalia statistica?

Non a caso, l’”effetto settembre” al momento non ha una spiegazione univoca e consolidata, nonostante siano state formulate diverse ipotesi sulle sue possibili cause.


Sembra dunque trattarsi più di un’anomalia statistica, anche perché inevitabilmente uno dei dodici mesi dell’anno deve avere una performance media peggiore.


Le possibili cause

Vi sono alcune teorie alla base di una possibile spiegazione di tale fenomeno. Una delle ipotesi è che gli investitori individuali liquidino le azioni a inizio settembre in vista delle spese scolastiche dei figli.


Uno studio pubblicato su Financial Management e condotto su 47 Paesi ha infatti individuato un legame tra i mesi successivi alle vacanze scolastiche e rendimenti medi inferiori, ipotizzando un ruolo della minore attenzione degli investitori durante i periodi di ferie.


Altre ancora chiamano in causa i comportamenti degli investitori istituzionali e la possibile attività di ribilanciamento dei portafogli in prossimità della fine del trimestre.


Ma la spiegazione che forse fa più riflettere è proprio che, poiché gli investitori si aspettano che si verifichi l’effetto settembre, si facciano influenzare dall’emotività e di fatto, lo provochino. In questa teoria si insinua la forza dell’irrazionalità umana che viene studiata dalla finanza comportamentale e che può avere effetti negativi anche notevoli sui propri investimenti.


L’importanza di non farsi guidare dall’emotività

È in queste situazioni che si intuisce come sia importante non farsi guidare dall’emotività e dai bias cognitivi. L’effetto settembre è ad oggi considerato solo un’anomalia statistica, privo di una spiegazione univoca: per questo non dovrebbe da solo influenzare le decisioni degli investitori. Questo suggerisce che le statistiche non dovrebbero trasformarsi in decisioni emotive ed evidenzia il valore di una strategia di lungo periodo.


Il consulente finanziario non è solo la figura di riferimento per gli investimenti: dovrebbe anche aiutare l’investitore a mantenere un approccio razionale e a non farsi travolgere dalle emozioni o dalle credenze comuni prive di solide basi.

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